martedì 14 luglio 2009

da "LA COLLANA BIANCA SI COLORA" (2006)



Le illustrazioni di "Un capitano,il circo e il naso del re" a cura di Daniele Giancane



CONOSCO UN CAPITANO


Conosco un Capitano
che cento navi capitanò.
Quante ne capitano al Capitano
che cento navi capitanò.
A parte il motore
che proprio non parte
e un mozzo maldestro
che inciampa in ogni parte,
ha un cuoco assai goloso
che mette da parte
soltanto per sé d'ogni cosa
la miglior parte.
Divora col riso sul viso
un bel piattone di riso,
due orate fresche di pesca
e infine una succosa pesca.
Poi volto lo sguardo
col volto disteso,
disteso sul letto
un libro s'è letto.
Povero Capitano
che cuochi che capitano!
L'ancora ha ormai salpato
e ancora non ha mangiato.
Loredana Pietrafesa

da "Le regine dei tarocchi" - i nadir numero speciale



Il Folle


Adesso che chiedo
al geranio di sbocciare
alle foglie di ascoltarmi
mi nutro di attese
ma non c’è ponte
che giunga a te
non c’è più conforto
nel rosso del geranio
nel verde tenue delle foglie



(Rosanna Tinelli)

da "FRIGIDAIRE" - Vomito - febbraio 1989


da "LUNARIA"(1997)


NOMADE

POGGERO’ LA TESTA SU CUSCINI
STRANIERI
TENDE NEL DESERTO SARANNO
I MIEI PENSIERI
NOMADE VAGHERO’
FIUTANDO POSTI TRANQUILLI
OVE RIPOSARE
STRACCI DI PREGHIERE LANCERO’
VERSO CIELI TERSI
E UN CORO DI LINGUE NUOVE MI
RISPONDERA’

Rossana Tinelli





L'arte delle idee è illuminazione dello spirito. Lo sanno bene i poeti, i sognatori, gli amanti della luna e i cortigiani creativi della fantasia. Nomadi essi sono. Nomadi come il vento. Nulla li trattiene: nelle umane tentazioni, ne' la voglia di essere e di apparire oltre I' effimero. Rossana Tinelli e Angelo Palumbo hanno questo in comune insieme a una serie di congiunture astrali. Hanno identico I' afflato poetico e il modo di rapportarsi davanti alle cose. Nomadi essi sono. Nomadi come il vento. Vagano attraverso i luoghi solitari della mente, ascoltano i naturali silenzi e in momenti di estasi assoluta ricevono la pura ispirazione dei movimenti dell' anima: quasi come fossero antichi poeti celtici illuminati dalla Rivelazione dello Spirito.
La loro arte è pura illuminazione. In comune essi hanno la calligrafia: e cioè l'inchiostro e il tratto di pennello. Il loro mondo lirico è fatto: di luci e ombre della natura, di realtà che si specchiano, di fantastici universi nascosti e di piccole e ingenue illusioni. Poeti essi sono. Poeti accarezzati dal vento. Dipingono la luna e le stelle, leggono le chiare lettere del Creato e scrivono versi e segni sullo spazio breve di un respiro.
La loro arte è nomade: nomade come la brezza che spira sulle dune del deserto nelle notti di novilunio. Scrisse Takuan che il grado più alto di mobilità è quello che si raggiunge ruotando intorno a un centro che rimane fermo. Così la mente raggiunge - egli scriveva - il più alto grado di alacrità, attenta a dirigere la sua attenzione dovunque sia necessario. E' questa la lezione di arte e di spiritualità che ci offrono Rossana Tinelli e Angelo Palumbo. La mano di lui è come se fosse posseduta da un turbine di vento: è come la mano del pittore Sumiye che non conosce limiti. La parola di lei si basa invece sulla "economia di forza" descritta nel Tao Te Ching, dove è detto che l’ abile parlatore non dice una parola di troppo". I tesori creativi di lei e di lui sono racchiusi in un' idea, che è anche un principio di vita, e cioè che quando I' Universale si rispecchia nel Particolare esso muove tutti i mondi del Creato - appartengono essi al visibile o ali' invisibile -. Scrive Rossana Tinelli di voler dare un vocabolario al silenzio e di voler ascoltare la verità. E gli fa eco Angelo Palumbo con quel segno fresco, libero, immediato, privo di orpelli, non barocco, né ridondante; con quel segno di ordinata armonia che è in se sintesi di eleganza e di spasmodica ricerca interiore. Lunaria può essere allora inteso come un cammino, un cammino senza fine che ci condurrà da qui all' eternità. E' il percorso della nostra ricerca spirituale. Sapremo non fermarci mai e arrivare alla meta? E' questo l'interrogativo che queste pagine proveranno a sciogliere.


Rino Cardone

da "FRIGIDAIRE" - Primo Carnera - gennaio 1988

da "IL SEGNO DEL VERSO - incontro con Sinisgalli" - i nadir (2000)


dall'almanacco "PANE AL PANE" - 1993


da "A SUD DEI TAROCCHI" - a cura di Katia Ricci e Rossana Tinelli - 2008







Angelo Palumbo, artista complesso e versatile, usa una molteplicità di linguaggi per approfondire sempre lo stesso tema: le trasformazioni antropologiche in atto, che l'artista ha il compito di registrare e sottoporre all'attenzione di tutti. Preoccupazione e presa di coscienza, leggerezza e presa di distanza, a volte ironica, si alternano e si intrecciano nelle sue opere. La carta del Bagatto, eseguita con tecnica grafica, raffigura il mago dall'enorme cappello che crea il mondo, è simbolo di energia creativa e rappresenta la figura stessa dell'artista. Il mago è al centro di una serie di linee che vanno in direzioni diverse, ma segnalano sempre il Sud: lì la questione, lì il luogo a cui tornare e da cui ripartire.

KATIA RICCI

dall'almanacco "PANE AL PANE" - 1993


copertina dell'almanacco "Pane al Pane"


da " la cicala,la formica e l'ape"


Quonn la momm venn a sapé do vicin
la r'spest, uardò n'cil
e la m'nò na s'ntenz, e duss:

"figghia mea, pozz ti cantè ser e matin,
p semp, ma la voscia toi
non topp'rté u ppen e amm'rì d fem".


(Franco Palumbo)

LE CARTE DEL PRIMITIVO


Le carte del “Primitivo”
Angelo Palumbo


Questo nome :”Primitivo” è parte dei miei ricordi di bambino quando, partecipando ad incontri conviviali con mio padre, ci capitava di raggiungere un “ciddaro” nei Sassi o meglio, una sperduta masseria. Qui antichi contadini, tra un pezzo di agnello alla brace e taralli al finocchio, si adoperavano per offrire ad artisti assetati il loro bene più prezioso: la brocca del “Primitivo”.
Era una parola che mi incuteva timore reverenziale:…percepivo confusamente la sapienza di un mondo che stava scomparendo, concentrarsi in quel siero nero e pastoso… la sua forza generatrice fatta di sole e di piedi rossi nel tino, sapeva ancora raccontarmi la religiosa ritualità del lavoro contadino…il suo senso magico del fare nel mondo.

Quella parola oggi, dopo quarant’anni, mi affascina ancora…mi parla di quel popolo…della fatica della mia gente che da sempre ha vissuto in salita…abituata alla sconfitta.

E’ una parola che mi riporta alle cantine scavate nel tufo dei Sassi…ad un tempo lontano della memoria:…i vitigni fatti arrivare dalla Grecia…e ancora più indietro…penso alla nostra origine trogloditica…primitiva appunto che è ancora parte di noi…e si risveglia quando guardiamo l’altopiano carsico e brullo della Murgia.

Questi pensieri…queste emozioni erano in me quando nel 2006 ho iniziato a lavorare ad un progetto, in controtendenza rispetto alla mia attuale ricerca artistica, per la realizzazione di carte da gioco ispirate alla nostra cultura del vino…cultura cancellata nell’800 in seguito ad una disastrosa proliferazione di peronospora che distrusse totalmente quella produzione a Matera.

Mi interessava esaltare la forza rigeneratrice del mosto che rivitalizzata dalla sapiente mano dei nostri viticoltori uniti in consorzio, oggi rinasce e diventa DOC.

Le immagini che presento sono un omaggio alla mia terra, condensano passato e futuro …parlano di ieri ma sono un inno a ciò che si è fatto in questi anni e ancora si farà domani…rielabora, come dicevo prima, il mito di una sconfitta latente che ci spinge, però, sempre a combattere.
Non poteva mancare il riferimento alla “Festa della Bruna”:…i cavalieri…le luminarie…il rapporto tra il sentire religioso e il fondo pagano che permea il D.N.A. delle nostre feste patronali. Questo atavico dualismo si sposa perfettamente alla simbologia del vino:…via di iniziazione ai rituali dionisiaci…sangue di Cristo.

Un percorso, quindi, di rilettura delle mie radici, stimolato dal fluire del rosso primitivo nelle mie vene…nei vicoli dei Sassi di una volta…ma a guidare la mia mano, oltre all’innato amore per il disegno, è stato il ricordo di una persona a me cara sia dal punto di vista umano che artistico…: “Ginetto” Guerricchio.
Il suo “Mercante della Murgia” è certamente un punto di riferimento e non a caso questa mia produzione, che oggi accostiamo agli spazi evocativi dello storico castello di Melfi, risente fortemente di quella lezione di semplicità e attenzione ai simboli della nostra cultura, che, spesso, sottovalutiamo o, peggio ancora, eliminiamo dal nostro alfabeto.

E allora per finire…alziamo i bicchieri…brindiamo con un “Primitivo” a Ginetto, alla nostra terra e a coloro che la sapranno…gustare !





Sim rimanit com u d' di Ligghi - da "matera NOTIZIE" - 2 LUGLIO 1977


reo confesso da "il disognatore"











da "LUNARIA"

NON BUSSARE
NON POSSO APRIRE
DEVO COMPLETARE
LA TELA DEI SOGNI,
NON CERCARMI
NON POSSO SPIEGARE
STO TROVANDO NUOVE PAROLE
PER DARE UN VOCABOLARIO AL
SILENZIO
(Rossana Tinelli )

Lettori fissi

Le regine dei tarocchi - 2004

La Collana Bianca si colora - 2005

Terra Violata

Fossili Futuri - Matera 2007 - (foto Alfredo Biscardi da "Deserto Etico")

Deserto Etico - Matera 2007 - (foto Francesco Pentasuglia)

da "Uomo Nuovo - pro veritate"

UOMO NUOVO - pro veritate (consigliato per un pubblico adulto)

Informazioni personali

La mia foto
nasce il 21-07-1962 a Matera. Laureato in Lettere moderne con indirizzo storico artistico - ex restauratore di opere d’arte – docente di Storia dell’Arte nellle Scuole Medie Superiori. Ha partecipato, dai primi degli anni 80, a mostre personali e collettive. Ha collaborato con la rivista Frigidaire. Ha ricoperto la presidenza del Consorzio di artigianato artistico “Altobello Persio” di Matera. Ha pubblicato testi di grafica unita a testi poetici. Ha preso parte alla pubblicazione della ricerca “Dal Tardogotico al Rinascimento in Basilicata”, Collana Zetema, ed. La Bautta, firmando il saggio: “Presenze venete in Basilicata”. Studio Via Gattini n.35 - 75100 Matera - tel 0835 – 330679 - cell. 349-7132676 homepage: http://www.equilibriarte.org/eqmember/1026

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